La fantastica storia di William Marcuzzi preparatore giramondo “e ai giovani dico..” [intervista] – Tutto Calcio Dilettanti
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La fantastica storia di William Marcuzzi preparatore giramondo “e ai giovani dico..” [intervista]

Intervistare William Marcuzzi, preparatore atletico attualmente in Iran dopo avventure sparse in tutta Italia, in Cina ed in Gabon è stato facile grazie alla grande, grandissima, disponibilità di quest’ultimo nel raccontarsi alle nostre pagine. Riassumere la sua storia e riportare – almeno in parte- il bagaglio di esperienze umane, di valori e di aneddoti calcistici in un solo articolo è tremendamente difficile. Forse raccogliere tutto in un libro non basterebbe, tuttavia proveremo attraverso questa breve intervista a raccontare una storia che merita assolutamente di essere ascoltata.

Buonasera William, anzitutto dove ti trovi in questo momento?
Buonasera, mi trovo ad Abadan in Iran al confine con l’Iraq. Sono tornato a lavorare nella squadra di questa città, mi hanno richiamato durante la mia esperienza in Gabon. L’Iran è un posto fantastico con una cultura millenaria, certo c’è un pò di preoccupazione per gli ultimissimi eventi..

Cina, Gabon, Iran. Ma come è iniziata la tua storia calcistica?
Una volta diplomato con molti sacrifici all’Isef presso L’Aquila, sono tornato nella mia Trieste dove ho cominciato a lavorare come professore di ginnastica nelle scuole e preparatore atletico nelle giovanili della Triestina dal 1982 fino al 1987, poi con Marino Lombardo è arrivata finalmente la chiamata con la prima squadra ed è stata subito promozione in Serie B. Salvo qualche interruzione sono rimasto a Trieste fino alla stagione 1997-98.

Fino a qui molta stabilità, quasi quindici anni di servizio, sembra di parlare di una bandiera anzichè di un giramondo. Poi cosa è successo?
E’ arrivata la chiamata del Mestre in Serie C2 dove ho passato tre splendidi anni coronati da una finale play-off persa, vedi il destino, proprio contro la Triestina nel 2000-01. Poi la chiamata a L’Aquila, dove avevo studiato e dove sono stato per due anni. Poi è stato il turno del glorioso Messina dove ho potuto fare la mia esperienza in Serie A. Grande squadra quella, ricordo Parisi, Di Napoli, Storari e molti altri.

Ricordo anche Yanagisawa in quel Messina..
[sorride] Dopo una nuova parentesi alla Triestina vado a Salerno in ritiro con la squadra e spunta appunto un contatto dell’entourage di Yanagisawa (ma non solo) che mi comunica della volontà di un importante allenatore in Cina, il quale è alla ricerca espressa di un preparatore italiano. Chiedo parere alla mia compagna e dopo tre giorni mi trovo a Zhengzhou nella regione dell’Henan, un posto con otto milioni di abitanti.

Come arriva il passaggio dalla Cina all’Iran?
In Cina dopo una stagione vengo chiamato dallo Shanghai Shenhua ma non mi trovo benissimo, mi sembra tutto troppo “artificiale”. Un allenatore portoghese che ho conosciuto proprio in questi due anni mi chiede di spostarmi in Iran, nella squadra appartenente ad un ministro. Come faccio a dire di no? Approdo quindi nel Sanat Naft Abadan dove nei tre anni di permanenza conquistiamo il campionato di Serie B e due ottimi piazzamenti in Serie A. Poi cambia l’allenatore, cambia la gestione e decido di tornare a Trieste.

Finalmente casa e stabilità, no vero?
No, infatti. Pierre Aubameyang (padre dell’omonimo Pierre attualmente militante nel Borussia Dortmund) ex giocatore della Triestina con cui ero rimasto in contatto, mi parla di questo progetto in Gabon, un campionato sovvenzionato dallo stato e quindi, si riparte. Passano quattro anni meravigliosi, imparo anche il francese e faccio i conti con un paese che vive una forte contraddizione tra ricchissimi e povertà estrema. Cose che ti lasciano qualcosa dentro.

E di conseguenza il ritorno in Iran, come abbiamo detto. Chiedere cosa farai nel futuro è come tirare un dado, allora ti chiedo se tornerai mai in un club italiano..
Per il futuro non so dirti, accetterò ogni sfida che mi si presenterà davanti. Per vivere così bisogna mettere il calcio al primo posto. In Italia non credo che tornerò, credo che il calcio sia cambiato fin troppo. Ma mai dire mai.

Che cosa intendi?
Abbiamo letteralmente buttato via il nostro patrimonio calcistico, abbiamo ceduto alla globalizzazione mettendo al primo posto gli interessi personali a discapito dell’identità nazionale.
Già nelle scuole calcio si pensa a vincere, le società dovrebbero smettere di scimmiottare i club di Serie A e pensare al bene dei bambini. I bambini devono imparare le basi motorie ed i fondamentali del calcio divertendosi, senza ansia.

Infine che cosa consigli ai giovani che vogliono cimentarsi nel mondo del calcio?
Lo stesso che consiglierei in qualsiasi ambito. Dare il massimo e muoversi un gradino alla volta, vedo tanti giovani che si sentono già arrivati o che vogliono tutto e subito. Non funziona così. Coltivate i contatti, fatevi conoscere per il vostro merito.

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