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Alessandro Bianchi, l’ala che fece volare l’Inter dei record

Dall’esordio a Cesena al trionfo con l’Inter di Trapattoni, la storia di un’ala pura frenata dagli infortuni.

Alessandro Bianchi (nato a Cervia il 7 aprile 1966) è stato uno dei protagonisti del calcio italiano tra gli anni ’80 e ’90, simbolo di dedizione e umiltà. Cresciuto tra Pinarella e Cervia, a 13 anni entra nel settore giovanile del Cesena, con cui completa tutta la trafila fino alla Primavera, vincendo il titolo nazionale nel 1986 sotto la guida di Paolo Ammoniaci.

Con il Cesena debutta in Serie A, proprio contro il Napoli di Maradona, prima di essere acquistato dall’Inter per 4,5 miliardi di lire. In nerazzurro diventa titolare nell’anno dello “Scudetto dei record” (1988-89) di Giovanni Trapattoni, offrendo prestazioni di grande intensità. In sei stagioni con l’Inter colleziona 237 presenze e 13 reti, vincendo anche una Supercoppa italiana (1989) e due Coppe UEFA (1991 e 1994). Indimenticabile il suo gol qualificazione contro l’Aston Villa nella prima delle due edizioni vinte.

Bianchi rivelò in seguito di aver rifiutato il Napoli, temendo di non sentirsi a proprio agio in un contesto tanto passionale. “Avevo quasi firmato per loro, ma una telefonata di Trapattoni mi convinse definitivamente. Quando rispose mia madre, pensai a uno scherzo. Poi sentii la sua voce e capii che la mia carriera stava per cambiare”.

Il suo percorso in nerazzurro, brillante e regolare, fu però frenato da un grave infortunio muscolare nella stagione 1992-93, che ne limitò il rendimento. Dopo il ritorno al Cesena, decise di concludere la carriera professionistica, pur continuando a giocare per passione con il Cervia Over-35 e nel 2012 con l’Eugubina, in Seconda Categoria.

In nazionale, Bianchi debuttò nel 1992 contro San Marino, totalizzando nove presenze sotto la gestione di Arrigo Sacchi e partecipando alle qualificazioni per i Mondiali del 1994.

Oggi è ancora vicino ai colori nerazzurri attraverso il progetto Inter Forever, ideato da Francesco Toldo, che riunisce ex giocatori per eventi sportivi e iniziative benefiche. “È un progetto unico in Italia, motivo d’orgoglio per chi ha vestito questa maglia”, ha dichiarato Bianchi.

Il numero 7 che portava sulla schiena e nel cuore resta simbolo di un calcio autentico, fatto di corsa, sacrificio e passione.