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Alviero Chiorri, il ‘Marziano’ tra Sampdoria e Cremonese: la nuova vita

Da talento irregolare tra Sampdoria e Cremonese alla rinascita personale tra Cuba e Italia, il percorso umano di Alviero Chiorri.

Fu uno dei talenti più puri e imprevedibili del calcio italiano anni ’70 e ’80. Alviero Chiorri, romano classe 1959, mezzala mancina cresciuta nella Pro Roma e sbocciata nella Sampdoria, era un giocatore capace di alternare giocate da fuoriclasse a lunghi silenzi agonistici. Estroso, geniale e ribelle, per molti rimane un talento sprecato; per altri, uno degli ultimi artisti veri del calcio romantico.

A Genova, dove debuttò in Serie A a soli 17 anni, divenne il beniamino della Gradinata Sud, che gli affibbiò il soprannome di “Marziano” per la sua tecnica e il suo stile fuori dagli schemi. Passò poi al Bologna, dove un infortunio ne limitò la crescita, e quindi alla Cremonese, squadra in cui trovò la sua dimensione umana e sportiva. Con i grigiorossi giocò otto stagioni e conquistò due promozioni in Serie A, diventando un simbolo dello stadio Zini.

Nel 1989, mentre la sua carriera sembrava rinata, fu colpito da una grave depressione che lo costrinse a fermarsi. Con coraggio e cure riuscì a superarla, tornando in campo e scrivendo una pagina commovente di riscatto: lo spareggio di Pescara contro la Reggina, dove sbagliò un rigore ma fu “salvato” dal compagno Michelangelo Rampulla, che con due parate consegnò la Serie A alla Cremonese. “Quel giorno sono rinato”, dirà anni dopo.

Chiuse la carriera nel 1992, proprio al Ferraris, dove il pubblico blucerchiato gli tributò un’ovazione da brividi. A 32 anni decise di dire basta, lasciando dietro di sé 103 presenze e 9 gol in Serie A, oltre 230 partite e 43 reti in B.

Dopo il ritiro, Chiorri scelse di allontanarsi dal calcio e dal clamore. Nel 1994 si trasferì a Cuba, dove visse per diversi anni a L’Avana, trovando un nuovo equilibrio personale. “Non mi conosceva nessuno, e mi piaceva così” ha raccontato. Lontano dai riflettori, riscoprì una vita semplice: musica, mare, libertà, senza la pressione del calcio professionistico.

A Cuba ebbe due figli da relazioni diverse, che in seguito ha portato in Italia. Oggi vive a Genova, in un palazzo dove abitano anche le sue ex compagne cubane, mantenendo un rapporto sereno e rispettoso con entrambe. Ha anche un figlio maggiore, Simone, nato dal primo matrimonio con Mara, che gestisce un negozio di frutta e verdura nel capoluogo ligure.

Il mio unico rimpianto – ha confessato – è non aver visto crescere mio figlio. Ho pensato troppo a me stesso, ma oggi ho recuperato. È un uomo con la testa sulle spalle e gli voglio un bene infinito.”

Oggi Chiorri conduce una vita tranquilla, lontana dai riflettori. Non ha mai voluto intraprendere la carriera da allenatore, preferendo dedicarsi alla famiglia e agli amici. Ogni tanto appare in qualche intervista o evento legato alla Sampdoria o alla Cremonese, dove è ricordato con affetto e nostalgia.

Nel 2025, il suo nome è tornato d’attualità dopo le parole di Renzo Ulivieri, che lo ha definito “più forte di Roberto Mancini e Roberto Baggio”, riaccendendo il dibattito su un talento che incantò gli stadi italiani ma che, come ammette lui stesso, “giocava solo per far divertire la gente”.

Oggi Alviero Chiorri vive tra i ricordi di un calcio più genuino e la serenità ritrovata, consapevole di aver lasciato un segno: quello di un artista, non di un campione qualunque.