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Dirigente picchia a calci e pugni arbitro 15enne: follia nel calcio giovanile

Durante Monteroni–Colligiana un dirigente aggredisce l’arbitro di 15 anni dopo una punizione contestata.

Un episodio di violenza ha scosso il calcio giovanile toscano. A Monteroni d’Arbia, in provincia di Siena, un arbitro di appena 15 anni è stato aggredito a calci e pugni da un dirigente della squadra locale durante la partita del campionato Allievi contro la Colligiana.
Secondo le prime ricostruzioni, il giovane direttore di gara avrebbe assegnato un calcio di punizione alla squadra ospite da cui è scaturita la rete del 3-2. Dopo il gol, un dirigente del Monteroni è entrato in campo urlando e lo ha colpito ripetutamente, lasciandolo tramortito a terra.

Mio figlio è rimasto a terra per circa cinque minuti, forse anche privo di conoscenza, senza che nessuno lo soccorresse, ha raccontato il padre nella denuncia presentata ai carabinieri tramite l’avvocato Duccio Panti. Solo più tardi un altro dirigente del Monteroni gli ha portato del ghiaccio insieme al capitano della Colligiana.

Il ragazzo, residente a Siena e arbitro da pochi mesi, ha riportato un trauma cranico e un trauma alla caviglia sinistra. Non riusciva a camminare, è stato portato via di peso negli spogliatoi e ha fischiato la fine della partita mentre lo trasportavano, ha aggiunto il genitore, spiegando che in serata il figlio è stato visitato all’ospedale di Siena.

Oltre alla denuncia ai carabinieri, la famiglia ha segnalato l’accaduto alla giustizia sportiva e al presidente regionale dell’Associazione Italiana Arbitri. Chiedo l’inibizione assoluta di quell’uomo violento da ogni campo da calcio. Prima che dirigenti, dovrebbero essere educatori, ha concluso il padre con amarezza.

Contattato telefonicamente, il presidente del Monteroni, Michele Boscagli, si è detto incredulo: Sono andato via poco prima della fine della partita, quindi non ho visto nulla. Farò comunque le dovute verifiche.

L’episodio, l’ennesimo in pochi mesi, rilancia l’allarme sulla crescente violenza nei confronti degli arbitri più giovani. La stessa Associazione Italiana Arbitri ha definito il fenomeno una “emergenza sociale”, chiedendo pene più severe e maggiori tutele per chi scende in campo solo per passione e senso di giustizia sportiva.