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EccSardegna: Considerazioni dei club contrari alla ripresa del campionato

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Contrari alla ripresa del campionato. Documento congiunto della maggioranza delle società partecipanti al Campionato di Eccellenza della Sardegna contro la paventata ripresa del campionato per motivi di tutela sanitaria, sociali, economici e sportivi. Appresso il documento originale firmato da Taloro, Ferrini, S. Elena, Monastir , Li Punti, Ossese, Ghilarza, Arbus, Nuorese, Idolo, Budoni, Ilvamaddalena.

Premessa Alla luce dell’ipotesi recentemente paventata di ripresa dei vari campionati di Eccellenza Regionale, e a seguito del positivo incontro tenuto con il Presidente federale Gianni Cadoni in data 25/01/2020, le società CONTRARIE ALLA RIPARTENZA DEI CAMPIONATI, facenti parte del campionato di Eccellenza regionale Sardegna, intendono con questa nota scritta esplicitare i ragionamenti e le considerazioni che hanno portato le società a dare questa forte indicazione agli organi federali. Inoltre crediamo, in quanto attori principali del più importante campionato dilettantistico regionale, sia doveroso essere puntuali sui temi in questione, a tutela della nostra credibilità e come spunto di riflessione importante per tutte le categorie del calcio dilettantistico. Abbiamo individuato quattro macro tematiche sui problemi, tutte fortemente interconnesse tra loro, che abbiamo analizzato puntualmente e non ci consentono di augurarci una ripartenza per la stagione 2020/21:

1) PROBLEMA TUTELA SANITARIA
2) PROBLEMA SOCIALE 3) PROBLEMA ECONOMICO 4) PROBLEMA SPORTIVO
 La tutela sanitaria La prevista ripartenza, con la ripresa degli allenamenti collettivi dal 6 marzo (scadenza DPCM), e l’eventuale ritorno in campo per la fine dello stesso mese ci pone di fronte a innumerevoli problematiche di tipo sanitario: – Ripartire in sicurezza : Questo non è possibile garantirlo, la situazione sanitaria è in lieve miglioramento, ma l’arrivo di nuove varianti del virus e il ritardo del piano vaccinale non consente di fare alcun programma a lungo termine, si ripartirebbe quindi con il rischio concreto di fermarsi una seconda volta. – Il protocollo: Si costringerebbe l’Eccellenza ad adeguarsi al protocollo sanitario attualmente in vigore per la serie D, ovvero:

 1) Tamponi o test rapidi de eseguire su tutto il gruppo squadra che deve prendere parte all’evento sportivo (30/40 persone), ogni settimana a 72/48 ore da quest’ultimo.

2) Presenza di un medico che esegua i test e certifichi gli esiti.
3) Presenza all’interno di ogni società di una figura dedicata unicamente al rispetto del protocollo e alla sua corretta applicazione.
4) Segnalazione agli organi competenti di riscontrata positività e quarantena per tutto il gruppo squadra.
5) Forte raccomandazione di tutte le componenti societarie a vivere in una sorta di “bolla” che deve riguardare il percorso famiglia-lavoro-impianto sportivo 6) La ripresa dell’attività agonistica di un atleta guarito dal covid-19 comporta che dopo il tampone negativo ci siano 30 giorni di stop. In seguito andrebbe fatta una nuova visita di idoneità sportiva con esami più approfonditi e molto più onerosa per le casse societarie. A fine iter l’atleta può tornare in campo (60 giorni), con la formula che prevede solo girone d’andata significa stagione finita. Noi riteniamo che società sportive formate da dirigenti che fanno calcio per passione, dopolavoristi e dilettanti con fierezza, che dedicano tempo, impegno sociale e finanze proprie non siano in grado di applicare questo tipo di protocollo che mette in difficoltà anche le categorie superiori, e oltretutto non possono mettere a rischio il proprio lavoro e le proprie famiglie. – Tutela sanitaria degli atleti: La ripresa dell’attività avverrebbe dopo quasi 5 mesi di inattività e per giunta nei mesi invernali. Le squadre dovrebbero rifare una vera e propria preparazione precampionato che esporrebbe gli atleti al proliferarsi di infortuni, che oltretutto potrebbero compromettere la prima parte della prossima stagione sportiva. La problematica sociale:

Le nostre società sono per natura a forte vocazione sociale. Siamo realtà rappresentative di comunità e territori, riteniamo che a livello sociale giocare senza pubblico sia solo un esercizio di autoreferenzialità utile a nessuno. La ripartenza inoltre ci priva del nostro status di dilettanti, crea pesanti meccanismi di separazione (perchè le altre categorie no?) e crea un precedente: l’Eccellenza dalla stagione 2020/2021 diventa semiprofessionismo, questo è sostenibile per il futuro sistema? In questo momento drammatico di reclusione e isolamento il mondo dei dilettanti dovrebbe puntare alla salute psicofisica dei nostri ragazzi, facendo riprendere loro in sicurezza. Ricordiamoci che la pandemia ha negato l’attività sportiva per due anni ai nostri giovani, che un domani saranno uomini e atleti, che per l’ennesima volta diventano gli ultimi a discapito di ridicoli verdetti sportivi da portare alle categorie superiori.

La problematica economica Le nostre società vivono di pochi, semplici, introiti – Sponsor privati (sopratutto piccola media impresa locale) – Botteghino, ovvero ingressi al campo sportivo per le partite e abbonamenti – Fondi privati della dirigenza – Piccoli contributi istituzionali La crisi economica che attanaglia la Sardegna da tempo colpisce in particolar modo il tessuto imprenditoriale medio/piccolo. La pandemia in corso ha acuito in maniera esponenziale queste difficoltà, questo ha portato un effetto cascata che ha vessato le piccole società come le nostre che hanno visto ridotti o annullati i piccoli introiti di sponsorizzazioni destinati alle società sportive. Anche la voce pubblico è stata fortemente penalizzata, difatti le poche partite giocate sono state fatte o a porte chiuse o con il pubblico contingentato.

Nonostante ciò le società hanno dato un grande esempio di serietà e disponibilità, assumendosi i rischi economici e attrezzandosi per disputare i campionati e adeguarsi ai protocolli sanitari. La ripresa obbligherebbe le società a pagare di tasca propria in anticipo il costo dei tamponi con una promessa di rimborso (parziale? totale?) ad oggi aleatoria. Nessun altro tipo di ristoro è previsto quindi per questa macchina che produce enormi spese, ma di contro si chiede l’ennesimo salto nel buio che manderà le società al collasso, chi nel presente e chi nell’immediato futuro. Qualsiasi partita si giochi sui tavoli istituzionali non sarà in grado di garantire un budget economico tale da risolvere i problemi delle società, e ci sentiamo di dire che investire ingenti quantità di denaro pubblico per l’acquisto di migliaia di tamponi con l’unico scopo di consentire a vertici romani di chiudere il puzzle dei verdetti sportivi della serie D è una mancanza di rispetto per tutti quei lavoratori del comparto sportivo (palestre, piscine, collaboratori sportivi etc etc) che avranno bisogni di enormi somme a fondo perduto per continuare a sopravvivere.

La problematica sportiva La ripresa dei campionati a fine marzo/aprile prevedrebbe il completamento del solo girone di andata con una coda play off/play out che assegna i verdetti sportivi e stila la classifica finale. La formula di per se lascia tanti dubbi e perplessità, che si aggiungono a un infinità di problemi pratici come: – Mancanza di meritocrazia sportiva: Il raggiungimento di verdetti sportivi con cosi poche partite a disposizione sarebbe inevitabilmente legata a variabili fuori da ogni controllo (es. infortuni, assenze lavorative, partite disputate in casa/trasferta, scontri diretti in casa/trasferta, etc) – Retrocessioni:

Si aprirebbe un dibattito infinito sul numero di retrocessioni, nessuna squadra meriterebbe di perdere la categoria giocando metà campionato. – Rinvii in caso di riscontrata positività: Nel caso si dovesse riscontrare la positività di un atleta la squadra dovrebbe fermarsi almeno venti giorni prima di riscendere in campo. Questo porterebbe inevitabilmente a uno slittamento della conclusione dei campionati, che andrebbero ben oltre il fatidico 30 giugno, concludendosi a ridosso della nuova stagione.

– Lavoratori fissi e stagionali del turismo: Se come ci auguriamo ci sarà un miglioramento della situazione sanitaria tale da consentire la ripartenza del comparto turistico e di tutto l’indotto avremo una parte di dirigenti/staff/atleti impegnati nel lavoro fisso o stagionale nei mesi di maggio, giugno e luglio. Crediamo che una società di Eccellenza non possa permettersi di chiedere ad un proprio tesserato di scegliere tra il lavoro ed il calcio, ne tantomeno veder decimata la propria squadra nel momento cruciale della stagione e vanificare gli enormi sforzi messi in campo. – Problemi logistici: Le trasferte andrebbero fatte con un dispendio enorme di mezzi propri, si dovrebbe viaggiare 3 per macchina o in due pullman con numero limitato di posti. Se dovessimo trovarci di fronte a periodi dove la regione è dentro parametri che impongono misure restrittive con chiusura del mondo della ristorazione sarebbe impossibile addirittura il pranzo della squadra (si pranza al sacco in una piazzola di sosta?). In conclusione pensiamo che questi mesi che ci separano dalla stagione 2021/2022 debbano essere utilizzati per organizzare la nuova stagione e studiare come risolvere importanti problematiche, dai protocolli per la presenza del pubblico, alla ripartenza dei campionati giovanili, a delle norme di salvaguardia per i ragazzi fuoriquota che in questi due anni non hanno potuto sfruttare l’agevolazione dell’età per crescere, scendendo in campo per pochi mesi. Per tutte queste motivazioni elencate sopra le società firmatarie di questa lettera esprimono un fermo dissenso alla ripresa dei campionati. Fermarci oggi, dopo che abbiamo provato in tutti i modi a ripartire a inizio stagione, significa mettere in campo misure di salvaguardia del sistema calcio dilettantistico, cercando di garantire la sopravvivenza di tutti e la sostenibilità del sistema stesso.