Era il “nuovo Puskás”: Lajos Détári, la stella magiara che illuminò Bologna e Ancona
Détári, genio ungherese del dopo-Puskás, ha vissuto una carriera tra Bundesliga, Serie A e panchine in mezzo mondo.
Che fine ha fatto Lajos Détári, il fantasista ungherese considerato l’erede naturale di Ferenc Puskás? Nato a Budapest il 24 aprile 1963, è stato uno dei più grandi talenti del calcio magiaro del dopo-Puskás, un trequartista elegante, tecnico e visionario, capace di incantare i tifosi europei negli anni ’80 e ’90.
Cresciuto nell’Honvéd, Détári debuttò in prima squadra a soli 17 anni sotto la guida di Lajos Tichy, diventando presto una bandiera del club con cui vinse tre campionati e una Coppa d’Ungheria. Per tre stagioni consecutive fu capocannoniere del campionato, guadagnandosi il titolo di miglior giocatore ungherese e attirando l’attenzione internazionale.
Nel 1987 passò all’Eintracht Francoforte, dove conquistò la coppa nazionale con un suo gol decisivo al Bochum e fu premiato come miglior straniero della Bundesliga. Seguì poi il trasferimento all’Olympiakos Pireo, con cui vinse la Coppa di Grecia e il titolo di miglior giocatore del campionato.
Nel 1990 arrivò in Italia, dove vestì le maglie di Bologna, Ancona e Genoa, frenato tuttavia da alcuni infortuni. Successivamente si trasferì al Neuchâtel Xamax in Svizzera, dove conquistò il titolo di miglior giocatore del campionato, e poi al St. Pölten in Austria, diventando capocannoniere e simbolo del club.
Negli anni seguenti concluse la carriera tra Ungheria, Austria e Slovacchia, ritirandosi nel 2001 a 38 anni dopo una lunga esperienza internazionale. Con la nazionale ungherese disputò 59 partite e realizzò 13 gol, partecipando ai Mondiali di Messico ’86, dove segnò contro il Canada.
Dopo il ritiro intraprese la carriera da allenatore, iniziando in Romania con il Bihor Oradea e proseguendo tra Ungheria, Grecia e Vietnam. Ha guidato club come l’Honvéd, il Tatabánya, il Diósgyőr, fino al Ferencváros, una delle società più prestigiose del Paese.
Negli ultimi anni si è dedicato a ruoli tecnici in piccole società locali e oggi vive una vita più tranquilla, restando comunque legato al calcio ungherese. Il 15 febbraio 2024 è stato avvistato sugli spalti dello stadio Karaiskakis di Atene per assistere alla gara di Conference League tra Olympiakos e Ferencváros, nella tribuna che porta il suo nome: un segno del rispetto che ancora lo accompagna, simbolo di un talento senza tempo.
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