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L’ex bomber Wálter Casagrande tra calcio, abissi e riscatto personale

Ex centravanti di Ascoli e Torino, Casagrande ha sconfitto le dipendenze e oggi è opinionista per Rede Globo.

Centravanti di manovra, forte fisicamente e dotato di ottima tecnica, Wálter Casagrande Júnior (San Paolo, 15 aprile 1963) è stato uno degli attaccanti più iconici del calcio brasiliano anni ’80 e protagonista in Italia tra le fila di Ascoli e Torino. Oggi, dopo una vita vissuta al limite, è un apprezzato opinionista televisivo per Rede Globo, simbolo di rinascita e consapevolezza.

Cresciuto nel Corinthians, esordì a soli 17 anni e divenne presto un idolo, realizzando 102 gol in 256 partite e vincendo due campionati Paulista. Nel 1986 passò al Porto, dove giocò poco ma fece parte della squadra campione d’Europa contro il Bayern Monaco.

L’anno seguente approdò in Italia, acquistato dall’Ascoli di Costantino Rozzi. Nelle Marche lasciò un segno profondo: nel 1989-90 fu capocannoniere con 22 reti, trascinando i bianconeri in Serie A. Dopo l’esperienza ascolana, nel 1991 si trasferì al Torino. Con i granata visse una stagione memorabile, segnando una doppietta nella finale di Coppa UEFAcontro l’Ajax e vincendo la Coppa Italia 1992-93.

Terminata l’esperienza italiana, Casagrande tornò in Brasile per vestire le maglie di Flamengo e Corinthians, chiudendo la carriera nel 1996. Con la nazionale verdeoro collezionò 19 presenze e 8 gol, partecipando ai Mondiali di Messico ’86.

Ma la sua vita è stata anche un percorso di ombre e rinascita. Nella sua autobiografia “Casagrande e i suoi demoni”, pubblicata nel 2013, l’ex bomber racconta la dura battaglia contro la dipendenza da droghe e alcol, iniziata durante gli anni al Corinthians e proseguita in Europa: “Mi sentivo tremendamente vuoto e cercavo rifugio nella droga… giocavo alla roulette russa con la vita”.

Casagrande ha affrontato quattro overdose, un grave incidente stradale nel 2007 e un infarto nel 2015. Eppure, ogni volta è riuscito a rialzarsi.

Oggi, allontanato dai suoi “demoni”, vive una nuova vita da giornalista e opinionista sportivo, mantenendo il carisma e la schiettezza che lo hanno reso un personaggio amatissimo anche fuori dal campo.
La sua storia è quella di un uomo che ha conosciuto la gloria e la caduta, ma che ha saputo risalire, trasformando la propria fragilità in forza.